Possiamo vedere le onde radio? O i raggi ultravioletti? No, ma li sentiamo sulla pelle.

La sinestesia è un vicolo cieco, nel mondo di oggi. Non si incrociano più le esperienze sensoriali.
Musica a villa Ruffolo di Ravello, con vista sulla Costiera Amalfitana. Profumo di larice mentre scii. Il  bianco e nero della pineta di Vada.
Una cena, terrazza sul mare a Praslin con il vento tra le palme. Un concerto al parco archeologico di Vulci.
Esperienze coinvolgenti. Le ricordo bene anche se non avevo in mano lo smartphone. Ora lo avrei.
Tutto si mutua con telefonino: al concerto tutti lo sollevano. Al ristorante i commensali si scambiano le bacheche.

Di tutti i sensi, ne basta uno: la vista. E un pollice, ad esser precisi.

Tutte le nostre esperienze passano da questo scatolotto, indotte. Il famoso problema del dottor Molyneux (quello del cieco che riconoscerebbe, riacquistata la vista, una sfera da quanto il tatto gli avrebbe prospettato anni prima). Empirismo e innatismo si stanno riavvicinando, perché col cellulare siamo ovunque. Sappiamo tutto. E sappiamo tutto prima. Forse, come sostenevano i taoisti, gli opposti non sono antitetici ma solo complementari. E ci stiamo arrivando.

 

 

 

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